UN SOLO COLPO ALLA TESTA: AMMAZZARNE UNO PER EDUCARNE 100

Pochi giorni fa, il 15 giugno è stato ucciso un bimbo a Gaza, aveva solo 3 anni. Il suo nome era Rayan Bahaa Abu Al-Ajeen. Nessun segno di violenza sul corpo. Solo un foro in testa. Un caso, saremo portati a credere, frutto di una diligenza eccessiva con sovrapprezzo di crudeltà, di un soldato israeliano, ligio all’ordine ricevuto di sterminio del popolo palestinese, di oggi e di domani. Soprattutto di quello di domani saremo portati a dire, alla luce dei fatti.
Sono almeno 140 infatti i bambini uccisi negli ultimi due anni con un proiettile in testa o al cuore, segnalati e documentati dal quotidiano olandese Volkskrant, partendo da “lastre” e referti di medici palestinesi e stranieri attivi nella Striscia. Una pratica consolidata, il cui obiettivo, oltre allo sterminio, è quello “educativo”: fiaccare ogni resistenza di un popolo, usurpatore della Terra dei Padri, la Grande Israele, affidata loro da Jahvé.
