TENERE LA MORTE DALLA PARTE DEL MANICO
Mohammed e gli altri bambini di Gaza: feriti, sopravvissuti, dimenticati.
Ho già scritto, alcune settimane fa, di come dietro le uccisioni di bambini, nella Striscia come in Cisgiordania, c’è, con tutta evidenza una scelta dei militari israeliani, coperti dal governo e dalla stessa magistratura, a uccidere i bambini palestinesi. Strategia comprensibile se il progetto di Israele è quello genocidario, uccidere i bambini è tagliare dalla base la radice e la sopravvivenza di un popolo. Ritorno ancora con questo post su quella notizia data, perché il rapporto della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite accusa esplicitamente Israele di avere identificato i bambini come bersaglio privilegiato se non assoluto dello sterminio palestinese. Molte le modalità: tiro al bersaglio a distanza. Per fare centro: testa o cuore. Un gioco disumano raccontato proprio da alcuni militari di Israele, incapaci di valutare la propria disumanità. Oltre 260 i bimbi uccisi dall’inizio della tregua. Un piccolo di sette mesi viene freddato senza apparente motivo in Cisgiordania (Redazione PeaceLink 23 giugno). Picchiare le donne incinte fino a farle abortire, è una specialità dei coloni, derubricabile a uccisione colposa . Messe assieme però, queste uccisioni restano tutto sommato limitate, qualche centinaio, come ho scritto sopra.
Per la carneficina vera l’autorità politica, e quindi quella militare, hanno saputo scegliere, da contabili esperti della morte, come uccidere senza clamore: distruzione di ospedali, uccisione di sanitari, diniego di farmaci e presidi di cura, blocco totale di evacuazioni umanitarie verso Europa e Paesi vicini, come Giordania ed Egitto, ma soprattutto, notizia dell’ultima ora, blocco dei collegamenti tra la Striscia e Cisgiordania, che rappresentava per i piccoli palestinesi gravemente feriti, l’unica via di possibile e sperata salvezza. Secondo OMS sono almeno 18.500 i palestinesi di Gaza che necessitano di cure mediche urgenti fuori dalla Striscia, tra i quali 4.000 bambini. Molti soffrono di tumori, gravi patologie cardiache, malattie rare o hanno riportato ferite gravissime durante la guerra che richiedono interventi specialistici impossibili da effettuare negli ospedali ormai al collasso. Si stima inoltre che almeno 1.500 pazienti siano già morti mentre attendevano l’autorizzazione al trasferimento.
GSI Italia sta seguendo direttamente il caso di Mohammed, neonato rimasto coinvolto nell’uccisione della mamma che lo stava allattando e che ha subito la lacerazione di un braccio e l’amputazione di un piedino. Ulteriori richieste per Al Fadil Alngar , 2 anni , trauma cranico e Salem, legato a una macchina per respirare. Nelle nostre stesse condizioni la Comunità di Sant’Egidio, in attesa di trasferire in Italia anche loro piccoli pazienti. Ogni contatto in questi giorni, dal Consolato Italiano di Gerusalemme all’Oms che sarebbe l’Ente che gestisce i referral clinici dei piccoli paziente e ne dispone, in concertazione con i Paesi di accoglienza sanitaria i trasferimenti, ci riferisce che non ci sono più liste di bambini evacuabili, per decisione di Israele, con anche l’avallo della magistratura israeliana, chiamata in causa da ong, come GSI Italia. Il numero dei piccoli pazienti in attesa inutile di trasferimento sanitario, è destinato così ad essere prossimamente contabilizzato nel numero dei morti. Israele sa come costruire i grandi numeri di un genocidio, quando gioca, spara, ma quando fa sul serio, blocca ogni cosa. Trova sempre una ragione “legale” per non rilasciare un visto o per bloccare la via di comunicazione tra Striscia e Cisgiordania. Sa come tenere la morte dalla parte del manico.
Antonio Loiacono

