Già all’indomani del 7 ottobre di tre anni fa, giorno della mattanza di oltre 2 mila israeliani da parte di Hamas, l’esercito israeliano adottò strumenti di tortura nei confronti dei prigionieri palestinesi, catturati e imputati di intelligenza nell’eccidio. La rabbia ha condizionato e condiziona ancora oggi la reazione di un governo, di un popolo e di un esercito, quelli israeliani, che si autoassolvono da ogni crimine verso i palestinesi.
Le immagini riproposte nel reportage del nostro reporter da Gaza, Sami Abu Omar, sono con tutta evidenza un pugno nello stomaco. Le torture confessate dei protagonisti aguzzini, militari e politici, danno la misura della barbarie che stiamo vivendo come umanità.
Torture sistematiche, abusi gravi come percosse, attacchi con cani, elettroshock, waterboarding, violenze sessuali inaudite, responsabili non raramente della morte dei detenuti, hanno goduto e godono della totale impunità delle forze di sicurezza israeliane. È quanto emerge dal rapporto del Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura.
Trattamenti aguzzini non sono stati per altro risparmiati anche a cittadini italiani che hanno preso parte alle spedizioni della Global Sumud Flotilla, senza alcuna rimostranza da parte del governo italiano.
