7° REPORT DA GAZA

Un pallone a Gaza salva la vita

Non c’è un altro caso paragonabile di decimazione scientemente perpetrata di bambini, se non quello dei soldati di Erode il Grande, autore della Strage degli Innocenti. Una storia che si ripete. Israele sempre lui, il grande protagonista. In mille giorni di lavoro militare unilaterale: sono 953 i neonati sotto un anno “scomparsi” , 943 di un anno, 972 di due anni, 899 di tre anni, 868 di quattro anni, 985 di cinque anni, 924 di 6 anni. Da 0 a 6 anni, sono 6.544. (In Ucraina, della stessa fascia di età, da inizio guerra, i bambini morti sono stati 56). Se aggiungiamo i bambini di età maggiore ai 6 anni, arriviamo a 21 mila piccoli palestinesi che hanno perso la vita. C’è una parola per definire tutto ciò, non la useremo, usarla, abbiamo verificato, rappresenterebbe il blocco della sponsorizzazione di questo post.

Obiettivo quindi? Cancellare l’infanzia. A confessarlo gli stessi militari di Israele.

Una aggravante nuova emerge però dal rapporto ONU, il disegno di aggiungere ai 21 mila morti una generazione di bambini mutilati. Grande intuizione quella di Israele, sì morte, Erode insegna, ancora meglio se aggiungiamo una invalidità permanente della popolazione futura palestinese.

Le immagini del bel bambino che gioca al pallone nella polvere tra le tende di Gaza sono un pugno nello stomaco, come scrive il Comitato per la Palestina di Pordenone che lo ha utilmente pubblicato, e rappresentano nello stesso tempo, sì, la grande sofferenza di un popolo ridotto alla mercè, ma anche la straordinaria capacità di trovare spazi di normalità dei suoi piccoli, dove non sembra esserci spazio per la speranza di futuro.

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