Legge Regionale Umbra n.26/99, una legge costruita dal basso
Nel 1999 la politica regionale, partiti di maggioranza e di opposizione, interpellati preliminarmente all’avvio del processo che nel giro di circa otto mesi avrebbe portato alla approvazione di una legge regionale sulla cooperazione decentrata, la L.R. 26/99, dichiarò senza fraintendimenti che l’agenda parlamentare regionale umbra aveva altre priorità che quella della discussione e della eventuale approvazione di una legge sulla cooperazione allo sviluppo.
A quel tempo erano già due legislature che i parlamentari regionali si era cimentati nella approvazione di un testo di legge sull’argomento, senza per altro riuscirci, sostanzialmente per mancanza di interesse e di determinazione. La tiepidezza di questo interesse istituzionale scoraggiava ogni impegno propositivo.
Alla presidenza della Provincia di Perugia c’era all’epoca Mariano Borgognoni, che aveva mostrato interesse alla costruzione di un percorso istituzionale rivolto alla produzione di una legge regionale applicativa della legge nazionale, la 49/87.
Fu proprio la disponibilità del presidente della Provincia perugina ad ospitare il gruppo di lavoro che GSI Italia aveva nel frattempo raccolto in modo informale, che diede l’avvio al percorso costituente e diede al gruppo di lavoro riconoscimento e titolo, se pure come espressione di un semplice laboratorio.
Il tavolo di lavoro era formato da funzionari del Ministero degli Affari Esteri, del CNR, dell’ Università degli Studi di Perugia oltre che dal presidente di GSI e di Tamat, altra associazione umbra di cooperazione internazionale. Il presidente della Provincia di Perugia e quello della Provincia di Terni, a nome e per conto delle due istituzioni, partecipavano attivamente con i loro segretari personali al tavolo di lavoro, dando contributo alla analisi, alla discussione e alla stessa produzione documentale.
Dopo i primi incontri, si associò al tavolo anche il funzionario dell’Ufficio Relazioni Internazionali della Regione Umbria, a titolo personale però e non per conto dell’Istituto Regionale, che per tutti i mesi di lavoro del tavolo, restò alla finestra, pure puntualmente informato del progresso che si andava facendo nel Palazzo della Provincia, di fronte a Palazzo Cesaroni, sede della Regione.
E fu proprio nella primavera del ’99 che un gruppo di deputati regionali, appartenenti al gruppo di Rifondazione Comunista, raccolse il testo pressoché definitivo prodotto dal gruppo di lavoro promosso dalla nostra associazione, e lo depositò presso la cancelleria del Consiglio regionale, portandolo in capo ad alcuni mesi, con piccole modifiche di commissione e di aula, ad approvazione come Legge Regionale 26.







